
Assegno di mantenimento: rilevante l’erogazione dei genitori
Con la sentenza n. 14365 del 6 giugno 2013 la Suprema Corte ha ritenuto rilevante, ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge “debole”, anche l’aiuto economico dei parenti, ma solo se considerato unitamente ad altri fattori, ovvero la giovane età della moglie (che le consentirebbe di reperire un’attività lavorativa) e il peggioramento delle condizioni economiche del marito. E’ pacifico che l’entità dei patrimoni delle famiglie d’origine non rientra tra i parametri di riferimento indicati dall’art. 5 della legge sul divorzio ai fini della quantificazione dell’assegno, né rileva per l’assegno di mantenimento in sede di separazione. La giurisprudenza lo ha espressamente affermato anche di recente: “l’entità dei patrimoni delle famiglie di appartenenza degli ex coniugi, o la considerazione del loro rapporto, esulano dai parametri legali di riferimento previsti dal citato art. 5 l. [...]
Eredità: accettazione con beneficio di inventario – Cassazione sentenza n. 10531 del 2013
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 10531 del 07 maggio 2013 ha risolto una questione di massima di particolare importanza, ha affermato che l’esistenza dell’accettazione con beneficio d’inventario costituisce l’oggetto di un’eccezione in senso lato, come tale rilevabile d’ufficio anche in appello, purché risultante dagli atti, pur senza specifica allegazione di parte ed anche in favore di altro chiamato inizialmente contumace. In materia di successioni, l'accettazione con beneficio d'inventario (art. 484 codice civile) è quell'istituto giuridico a disposizione dell'erede che intende sì accettare i beni compresi nella massa ereditaria, ma rispondendo per i debiti contratti dal de cuius utilizzando la massa ereditaria e non i beni facenti parte del proprio patrimonio personale. Attraverso l'attivazione del beneficio d'inventario patrimonio del defunto e quello dell'erede restano cioè l'uno distinto dall'altro, non intervenendo confusione tra i [...]
Discriminazioni lavoratori e strumenti attivabili – Cassazione sentenza n. 14206 del 2013
La Corte di Cassazione Civile, sezione lavoro, sentenza n. 14206 del 5 giugno 2013 interviene in materia di principio di uguaglianza e divieto di discriminazione sui luoghi di lavoro, in particolare in relazione al genere sessuale. Gli Ermellini evidenziano, tra le varie norme, la legge 20 maggio 1970, n. 300, il quale dedica l'intero art. 15 all'individuazione ed alla sanzione dei c.d. "atti discriminatori" in ossequio al principio della parità dei rapporti di lavoro. Tale normativa mira a colpire con la nullità "qualsiasi patto o atto diretto a discriminare un lavoratore, tra l'altro, nell'assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti e nei provvedimenti disciplinari". Importanti anche le fonti rappresentate dagli artt. 3, 37 e 51 della Costituzione e da alcuni interventi in ambito CEE, nonché della legge n. 903 del 9 dicembre 1977 (parità di [...]
Omessa dichiarazione dei redditi responsabile anche il prestanome – Cassazione sentenza n. 25809 del 2013
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 25809 del 12 giugno 2013 intervenendo in materia di evasione fiscale afferma che il reato tributario colpisce sia il legale rappresentante sia l' institore dall’altro quando quest'ultimo non ha impedito la commissione dell’illecito. Nella fattispecie i vertici della società accusati di aver “occultato i libri contabili” e di aver omesso le dichiarazioni dei redditi. La Corte d’appello di Roma applicava ai due imputati (il prestanome e l'amministratore di fatto) le pene accessorie, in luogo di quella detentiva irrogata dal Tribunale, per il reato di cui all’articolo 10 del D.Lgs. n. 74 del 2000, per avere il soggetto nella qualità di legale rappresentante della società Alfa e dell'amministratore di fatto in quanto institore occultato i libri contabili. Da qui il ricorso per cassazione. Gli Ermellini, confermando l'orientamento della Suprema [...]
Evasione fiscale: patrimonio sociale insequestrabile – Cassazione sentenza n. 22980 del 2013
La Corte di Cassazione sez. penale con la sentenza n. 22980 del 28 maggio 2013 ha affermato che è illegittimo il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, del patrimonio della società che ha tratto vantaggio dai reati tributari posti in essere dal legale rappresentante, salvo che non si dimostri che la persona giuridica è un mero apparato fittizio, utilizzato per la commissione degli illeciti fiscali. La Corte Suprema accoglie il ricorso di una società, i cui beni immobili e mobili registrati, nonché somme di danaro depositate presso conti bancari e/o postali, depositi a risparmio, dossier titoli e cassette di sicurezza erano stati sequestrati in relazione al reato di omesso versamento di IVA (ex art. 10 ter D.Lgs. n. 74/2000). Gli Ermellini annullando l’ordinanza, con cui il Tribunale del riesame aveva confermato la misura cautelare disposta dal [...]
Licenziamento collettivo fuori termine ed indennità di mobilità – Cassazione sentenza n. 13112 del 2013
Con sentenza n. 13112 del 27 maggio 2013, la Cassazione intervenendo in materia di licenziamento collettivo ha affermato che il lavoratore licenziato alla fine di una procedura collettiva può ottenere il trattamento di mobilità, anche se il recesso è intervenuto dopo i 120 giorni previsti dalla legge come termine massimo entro il quale deve essere risolto il rapporto di lavoro, senza che sia stato stipulato un accordo sindacale per prolungare la scadenza. Inoltre, il termine dei 60 giorni dal licenziamento, imposto al dipendente per chiedere il pagamento dell'indennità, ha carattere ordinatorio e può essere superato in presenza di una valida giustificazione. Nella fattispecie la Corte d’Appello aveva negato a un ex dipendente di un calzaturificio il diritto all’iscrizione nelle liste di mobilità, per via del suo licenziamento a seguito di cessazione dell’attività. In particolare, il licenziamento comminato in [...]
Patteggiamento non esclude la confisca per equivalenza – Cassazione sentenza n. 22975 del 2013
La Corte di Cassazione sez. penale con la sentenza n. 22975 del 28 maggio 2013 interviene in tema di sequestro per equivalenza in caso di patteggiamento affermando che la confisca del profitto del reato, corrispondente all’ammontare dell’imposta evasa, può essere disposta anche in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti. Gli Ermellini hanno accolto il ricorso della Procura della Repubblica presentato per cassare la sentenza dei giudici di merito. La motivazione su cui era basato il ricorso riguardava la violazione e falsa applicazione, da parte del Tribunale, degli articoli 10 ter del D.Lgs. n. 74 del 2000, 1, comma 143, della L. n. 244 del 2007 e 322 ter del cod. pen., per avere il predetto Tribunale applicato nei confronti dell’imputato – un imprenditore che aveva ommesso di versare l’IVA dovuta per l’anno [...]
Rilevante organizzazione: professionisti tassati come imprese – Cassazione sentenza n. 13509 del 2013
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 13509 del 29 maggio 2013 ha confermato il proprio orientamento in tema tassazione ed equiparazione, a certe condizioni, tra reddito d'imprese e reddito professionale. Infatti, gli Ermellini, hanno confermato quanto statuito dalla sentenza n. 27211 del 20 dicembre 2006 in cui veniva definita che «La nozione tributaristica dell'esercizio di imprese commerciali non coincide con quella civilistica, giacchè l'articolo 51 del Dpr 22 dicembre 1986, n. 917, intende come tale l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate dall'articolo 2195 del Codice civile, anche se non organizzate in forma di impresa, e prescinde quindi dal requisito organizzativo, che costituisce invece elemento qualificante e imprescindibile per la configurazione dell'impresa commerciale agli effetti civilistici, esigendo soltanto che l'attività svolta sia caratterizzata dalla professionalità abituale, ancorché non esclusiva». I giudici [...]