IVA

Il controllo automatizzato ex art. 36-bis del D.P.R. 600/1973 nella più recente giurisprudenza di legittimità: natura, limiti e garanzie

L’istituto del controllo automatizzato delle dichiarazioni tributarie rappresenta, nel sistema dell’accertamento fiscale italiano, uno degli strumenti più incisivi e al contempo più delicati sotto il profilo delle garanzie del contribuente. Esso si colloca in un’area intermedia tra la mera attività di liquidazione matematica dell’imposta e l’esercizio del potere accertativo in senso proprio, generando nel tempo [...]

Corte di Cassazione, sezione tributaria, ordinanza n. 33278 depositata il 19 dicembre 2025 – In tema di controllo automatizzato ex art. 36 bis del d.P.R. n. 600 del 1973, qualora l’amministrazione finanziaria verifichi che il credito di imposta erroneamente esposto non era stato riportato nelle dichiarazioni precedenti potrà solo procedere alla rettifica degli errori materiali o di calcolo, ma non anche all’emissione della cartella di pagamento per il recupero del credito non dichiarato, salvo che accerti che il contribuente ha anche illegittimamente utilizzato il credito di imposta esposto

In tema di controllo automatizzato ex art. 36 bis del d.P.R. n. 600 del 1973, qualora l'amministrazione finanziaria verifichi che il credito di imposta erroneamente esposto non era stato riportato nelle dichiarazioni precedenti potrà solo procedere alla rettifica degli errori materiali o di calcolo, ma non anche all'emissione della cartella di pagamento per il recupero del credito non dichiarato, salvo che accerti che il contribuente ha anche illegittimamente utilizzato il credito di imposta esposto

Rettifica dei documenti TD17: profili contabili, fiscali e telematici

Una guida analitica per professionisti della fiscalità e della contabilità aziendale Con l’abolizione dell’esterometro e l’estensione della fatturazione elettronica obbligatoria anche alle operazioni con l’estero, è diventata centrale nella pratica quotidiana dei professionisti e delle imprese la gestione dei cosiddetti documenti di reverse charge esterno, in particolare quelli con Tipo Documento TD17 — utilizzati per [...]

Il visto di conformità per la compensazione dell’IVA nel 2026: profili procedurali, soglie, esoneri e orientamenti giurisprudenziali

Nel sistema tributario italiano, il visto di conformità costituisce un’attestazione preventiva di correttezza dei dati dichiarativi, rilasciata da professionisti abilitati, finalizzata a garantire la legittimità di operazioni che possono comportare un significativo impatto per l’Erario, come l’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta (IVA e altri tributi). Il suo ruolo, disciplinato dall’art. 35 del D.Lgs. n. [...]

Le operazioni permutative e la disciplina IVA: novità e riflessioni a seguito delle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2026

Le operazioni permutative, cioè gli scambi di beni e servizi senza pagamento in denaro, rappresentano un ambito complesso della disciplina IVA. Esse comportano rilevanti implicazioni ai fini della determinazione della base imponibile e della liquidazione dell’imposta. L’attenzione degli operatori economici e dei professionisti tributari è particolarmente alta, soprattutto alla luce delle modifiche, apportate all'art. 13 [...]

Dichiarazione annuale IVA e gestione del credito: quadro normativo, profili giurisprudenziali e criticità applicative

Nel sistema delineato dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, la dichiarazione annuale IVA rappresenta il momento conclusivo del ciclo impositivo, nel quale confluiscono le risultanze delle liquidazioni periodiche e si determina l’eventuale eccedenza d’imposta a credito o a debito. L’obbligo dichiarativo trova il proprio fondamento nell’art. 8 del D.P.R. n. 322/1998, ma la sua [...]

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, prima sezione, sentenza depositata il 9 ottobre 2025 causa C‑101/24 – Qualora un soggetto passivo stabilito in uno Stato membro abbia fornito prestazioni di servizi per via elettronica a persone residenti nel territorio dell’Unione europea che non sono soggetti passivi per il tramite di un’«app store» messa a disposizione da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro, con la conseguenza che si ritiene che quest’ultimo soggetto passivo abbia ricevuto tali prestazioni di servizi e le abbia fornite ai clienti finali, il primo soggetto passivo non può essere considerato debitore dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) nel suo Stato membro di stabilimento in forza di tale articolo 203 per il motivo che, nelle conferme d’ordine trasmesse ai clienti finali, tale primo soggetto passivo è stato designato, con il suo consenso, quale prestatore ed è stata indicata l’aliquota IVA applicabile nel suo Stato membro di stabilimento.

Qualora un soggetto passivo stabilito in uno Stato membro abbia fornito prestazioni di servizi per via elettronica a persone residenti nel territorio dell’Unione europea che non sono soggetti passivi per il tramite di un’«app store» messa a disposizione da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro, con la conseguenza che si ritiene che quest’ultimo soggetto passivo abbia ricevuto tali prestazioni di servizi e le abbia fornite ai clienti finali, il primo soggetto passivo non può essere considerato debitore dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) nel suo Stato membro di stabilimento in forza di tale articolo 203 per il motivo che, nelle conferme d’ordine trasmesse ai clienti finali, tale primo soggetto passivo è stato designato, con il suo consenso, quale prestatore ed è stata indicata l’aliquota IVA applicabile nel suo Stato membro di stabilimento.

Torna in cima