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sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

Motivazione intimazione di pagamento è sufficiente il richiamo della sentenza ed avviso di accertamento – Cassazione ordinanza n. 9537 del 2017

La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 8537 depositata il 31 marzo 2017 intervenendo in tema di motivazione dell'atto di intimazione ha affermato che è sufficiente e valida l’intimazione di pagamento che richiama sinteticamente, “la sentenza non definitiva della Commissione tributaria” e “l’avviso di accertamento impugnato in quel giudizio”. La vicenda ha riguardato un contribuente a cui veniva notificato una cartella di pagamento ai sensi dell'articolo 68 del D.Lgs. n. 546/92 emessa  in seguito alla decisione della Commissione Tributaria Regionale nel giudizio di impugnazione del prodromico avviso di accertamento. Il contribuente impugnala la cartella con ricorso alla Commissione Tributaria. I giudici di merito accoglievano le doglianze del ricorrente. In particolare i giudici di appello nell'accogliere le doglianze del contribuente annullando la cartella per carenza di motivazione, hanno sostenuto che non era sufficiente il semplice "riferimento alla sentenza [...]

Dichiarazione dei redditi: crediti per imposte pagate all’estero – Risoluzione n. 112/E del 2017

L'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 112/E  del 11 agosto 2017 interviene in tema di CFC (controlled foreign companies, imprese estere controllate) chiarendo che trova applicazione l’art. 167, comma 6, del TUIR. Per cui, secondo l'Agenzia, va riconosciuto il credito di imposta per le imposte pagate da una CFC in un Paese diverso dallo Stato di residenza. Per cui tra le imposte estere accreditabili in Italia, in caso di imputazione per trasparenza dei redditi conseguiti da una società controllata non residente, infatti, vi sono anche le imposte pagate in altri Paesi esteri, nella misura in cui le stesse siano rimaste effettivamente a carico della CFC. La richiesta di consulenza giuridica è stata inoltra da una società A residente in italia che detiene una partecipazione totalitaria nella società Beta, residente ad Hong Kong, che distribuisce i prodotti a [...]

Ravvedimento operoso della cedolare secca e tardiva comunicazione

L'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 115/E del 1° settembre 2017 ha illustrato la procedura del avvedimento operoso in caso di omessa o tardiva presentazione della comunicazione della proroga del contratto di locazione in regime di “cedolare secca”. Inoltre la risoluzione chiarisce inoltre che in caso di rinuncia all’aumento del canone già prevista da contratto non è necessario inviare alcuna raccomandata al conduttore. Nella risoluzione n. 115/E del 2017 viene puntualizzato che  “In caso di mancata presentazione della comunicazione relativa alla proroga, anche tacita, o alla risoluzione del contratto di locazione per il quale è stata esercitata l’opzione per l’applicazione della cedolare secca, entro trenta giorni dal verificarsi dell’evento, si applica la sanzione nella misura fissa pari a euro 100, ridotta a euro 50 se la comunicazione è presentata con ritardo non superiore a trenta giorni”. Per [...]

Costituiscono distrazione le somme utilizzate per il pagamento dei dipendenti soci configurando la bancarotta fraudolente – Cassazione sentenza n. 40480 del 2017

La Corte di Cassazione, sezione, penale, con la sentenza n. 40480 depositata il 6 settembre 2017 intervenendo in tema di reati fallimentari ha affermato che le somme utilizzate per pagare i soci dipendenti qualora gli importi pagati siano superiori a quanto previsto nei contratti è legittima, tra gli altri motivi, la condanna dell’amministratore della cooperativa, ritenuto colpevole di “bancarotta”. La vicenda ha riguardato l'amministratore di una cooperativa che veniva dichiarata fallita e lo stesso veniva accusato del reato di “bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale” ed anche per il rato di  “bancarotta semplice” per “essersi egli astenuto dal richiedere il fallimento, così aggravando il dissesto della società”.  In particolare era stato si è accertato che la somma distratta era  “stata impiegata per pagare i soci dipendenti in misura maggiore rispetto a quanto loro spettante relazione ai rispettivi contratti” [...]

Decadenza dal credito d’imposta per bene oggetto dell’agevolazione dato in uso a terzi – Cassazione ordinanza n. 20810 del 2017

La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 20810 depositata il 6 settembre 2017 (identica anche l'ordinanza n. 20811) intervenendo in tema di credito d'imposta ha affermato che il capannone industriale acquistato e poi concesso in uso a terzi comporta la decadenza dell'agevolazione fiscale, nel caso di specie credito d'imposta, per cui è legittima la revoca del “credito d’imposta” originariamente concesso alla società. La vicenda ha riguardato una società che aveva effettuato alcuni investimenti usufruendo del credito d'imposta di cui all'articolo 8 della legge 388/2000. Il capannone industriale su cui la società aveva usufruito del credito d'imposta veniva successivamente concesso in uso a terzi. L'Agenzia delle Entrate emetteva l'avviso di accertamento per il recupero del credito d'imposta. Avverso l'atto impositivo la società proponeva ricorso alla Commissione tributaria Provinciale. I giudici di prime cure accoglievano il ricorso con [...]

Legittimo l’avviso di accertamento integrato e/o modificato con elementi sopravvenuti – Cassazione ordinanza n. 7592 del 2017

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 7592 depositata il 23 marzo 2017 intervenendo in tema decadenza dell'azione di accertamento ha affermato che l'avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Entrate può essere integrato o modificato in aumento mediante la notificazione di nuovi avvisi, sulla base della sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi da parte dell’Agenzia delle Entrate. La vicenda ha riguardato un contribuente socio di una srl a cui veniva notificato un avviso di accertamento ai fini IRPEF emesso dall'Agenzia delle Entrate, che successivamente provvedeva ad integrarlo sulla base della sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi. Il secondo avviso scaturiva dall'accertamento a carico della seconda società di cui il contribuente era socio. Il contribuente avverso tale atto impositivo proponeva ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale, i cui giudici accolsero parzialmente l'impugnazione del ricorrente. L'Amministrazione finanziaria impugnava la decisione del giudici di prime cure con ricorso alla Commissione Tributaria Regionale. I giudici di appello rigettano il [...]

Accesso alle email dei dipendenti è legittimo ma a determinate condizioni – CEDU e Garante della privacy

La Corte  Europea  per i Diritti Umani  (CEDU) di Strasburgo con la sentenza della Grande Camera del 5 settembre 2017 causa n. 61496/08 è intervenuta sul delicato tema dei limiti della tutela della riservatezza del contenuto delle email in campo lavoristico. La CEDU ribaltando una propria sentenza di primo grado,  in cui aveva dato torto al lavoratore giustificando i controlli del datore di lavoro, ha affermato che in tema di controllo datoriale sulle mail del lavoratore  lo stesso ha la possibilità di avere accesso agli account e indirizzi mail aziendali dei propri dipendenti ma a determinate condizioni. La vicenda ha riguardato un lavoratore romeno licenziato per aver utilizzato un account aziendale  di  servizio clienti anche per messaggi personali. I giudici nazionali Rumeni avevano dato ragione al datore di lavoro. Il lavoratore invocando il diritto alla privacy protetto dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo aveva [...]

Favor rei per le sanzioni amministrative inerenti a violazioni tributarie non è automatico – Cassazione ordinanza n. 16128 del 2017

La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 16128 depositata il 28 giugno 2017 intervenendo in tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie ha affermato, dando continuità a principi già espressi con  Cass. n. 14406/2017 e Cass. n. 9505/2017,  che le modifiche normative introdotte dal D.Lgs. n. 158 del 2015 non operano in maniera generalizzata in “favor rei”. Pertanto, nel giudizio di cassazione, il rinvio della causa alla Commissione Tributaria Regionale al fine di rideterminare le sanzioni alla luce dello “ius superveniens” trova giustificazione solo a fronte di specifiche allegazioni riferite al caso concreto, idonee a dimostrare l’applicabilità di una sanzione inferiore rispetto a quella applicata. La vicenda ha riguardato una impresa esercente l'attività di concessionaria di automobili nei cui confronti veniva esperito e notificato un avviso di accertamento, in merito al bonus ricevuto dalla [...]

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