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News – Blog2026-06-19T09:21:11+02:00

sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

IRAP opposizione anche in sede di impugnazione della cartella di pagamento – Cassazione sentenza n. 13730

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 13730 depositata il 31 maggio 2017 intervenendo in tema di esclusione dall’IRAP ha affermato, confermando il proprio consolidato  orientamento che il contribuente può opporsi al prelievo IRAP anche in sede d’impugnazione della cartella di pagamento emessa sulla base della dichiarazione purché ovviamente la cartella di pagamento sia il primo atto con cui la pretesa viene portata a conoscenza del contribuente. La vicenda ha riguardato un avvocato a cui veniva notificata una cartella di pagamento emessa a seguito dell'esito della liquidazione in base alla dichiarazione dell'IRAP per il mancato versamento dell' IRAP regolarmente dichiarata. Il contribuente impugnava la cartella di pagamento con ricorso alla Commissione tributaria Provinciale, i cui giudici accoglievano le doglianze del professionista annullando la cartella di pagamento. L'Agenzia delle Entrate avverso la decisione di primo [...]

Licenziamento legittimo per uso eccessivo di internet ad uso personale – Cassazione sentenza n. 14862 del 2017

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 14862 depositata il 15 giugno 2017 intervenendo in tema di licenziamento ha affermato che è legittimo il licenziamento del lavoratore che usa troppo internet per fini personali anziché lavorare in quanto il datore di lavoro ha certamente interesse a che il proprio dipendente svolga le proprie attività lavorative. La vicenda ha visto protagonista un dipendente che a causa di un utilizzo eccessivo di internet per uso personale durante le ore di lavoro, dopo la contestazione disciplinare, veniva licenziato dal datore di lavoro. Il dipendente licenziato avverso il provvedimento disciplinare ricorre all'autorità giudiziaria. In primo grado il ricorso del dipendente veniva accolto limitatamente al risarcimento del danna pari a venti mensilità riconoscendo la risoluzione del rapporto di lavoro. Avverso la decisione il lavoratore proponeva ricorso alla Corte di [...]

Dichiarazione dei redditi: compensi professionali rileva la data di disponibilità della somma – Cassazione sentenza n. 15439 del 2017

La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 15439 depositata il 21 giugno 2017 intervenendo in tema di accertamento tributario ha affermato che il professionista che emette una fattura nel periodo di imposta successivo l’incasso dell’assegno incorre in un accertamento da parte dell’amministrazione. In particolare i compensi professionali incassati mediante assegno bancario rilevano, ai fini dell’imputazione del principio di cassa per il reddito ed IVA, la data di percezione del titolo di credito, essendo ininfluente la data valuta assegnata dall’istituto bancario, ovvero quella dalla quale iniziano a decorrere gli eventuali interessi. Per i professionisti l'articolo 54 comma 1° del TUIR (DPR 917/86) dispone che il reddito di lavoro autonomo è determinato in base al principio di cassa a mente del quale il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi [...]

Notifica della cartella di pagamento: prova mediante produzione della relata separata dalla Cartella – Cassazione ordinanza n. 15784 del 2017

La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 15784 depositata il 23 giugno 2017 intervenendo in tema di notifica ha affermato che è legittima la prova della notifica mediante produzione in capo al Concessionario della relata separatamente dalla copia della cartella, della matrice o dell'estratto di ruolo. Per cui l'Agente per la riscossione può provare la rituale notifica della cartella di pagamento mediante produzione in giudizio della relata, separatamente dalla copia della cartella, della matrice o dell’estratto di ruolo. La vicenda ha riguardato un contribuente che aveva impugnato un estratto ruolo e nove cartelle di pagamento. I giudici della Commissione Tributaria Provinciale accolgono le doglianze del contribuente. Avverso la decisione di primo grado l'Agente della riscossione e l'Amministrazione Finanziaria proponevano ricorso alla Commissione Tributaria Regionale, i cui giudici confermavano la sentenza impugnata. In particolare i giudici [...]

Inammissibile l’appello notificato via pec se in primo grado il ricorso è stato proposto con modalità cartacee

La Commissione Tributaria Regionale della Toscana con la sentenza n. 1377/05/2017 depositata in data 31 maggio 2017 ha affermato che qualora il ricorso di primo grado sia stato proposto con modalità cartacea è inammissibile l’appello notificato via PEC. La vicenda ha riguardato un contribuente che avverso la decisione della Commissione Tributaria Provinciale, il cui ricorso era stato proposto con modalità cartacea, l'Agenzia delle entrate soccombente in primo grado aveva proposto ricorso alla Commissione Tributaria Regionale notificando il ricorso mediante la posta elettronica certificata al difensore del contribuente. Il difensore del contribuente in sede di costituzione in giudizio aveva eccepito in primis l’inammissibilità della notifica dell’appello in quanto posta in essere con modalità telematiche. I giudici della Commissione Tributaria Regionale hanno accolto l'eccezione di inammissibilità sulla base del seguente principio: “Il processo tributario telematico si colloca, [...]

Solidarietà tributaria: estensione del giudicato al coobbligato – Cassazione sentenza n. 15784 del 2017

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 15787 depositata il 23 giugno 2017 intervenendo in tema di validità di giudicato ha riaffermato alcuni interessanti principi in tema di solidarietà tributaria. La vicenda ha riguardato un contribuente a cui l'Agente per la riscossione aveva notificato una cartella di pagamento per imposta di registro. Il contribuente proponeva ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale, i giudici aditi accolgono le doglianze del ricorrente. L'Agenzia delle Entrate impugna la decisione di primo grado con ricorso alla Commissione Tributaria Regionale. I giudici di appello confermano la decisione di primo grado favorevole alla contribuente, ribadendo che quest'ultima potesse avvalersi del giudicato, formatosi in favore del coobbligato solidale, malgrado la cartella fosse stata emessa a seguito di diverso giudicato formatosi nei confronti dell'odierna contribuente. L'Amministrazione finanziaria, avverso la decisione di secondo grado, propone ricorso in cassazione [...]

Gratuità per l’attività di amministratore se previsto da clausole sociali- Cassazione sentenza n. 15382 del 2017

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 15382 depositata il 21 giugno 2017 intervenendo in tema di diritto al compenso per i soggetti che ricoprono l'incarico di amministratore ha affermato che il diritto al compenso dell’Amministratore è un diritto disponibile per cui lo Statuto della società può condizionarlo al conseguimento di utili o addirittura prevedere la gratuità dell'incarico. L’insussistenza di tale diritto è rafforzata dalla natura del rapporto che lega l’amministratore con la società, incompatibile con un legame contrattuale tra le parti. La vicenda ha riguardato una persona che aveva ricoperto il ruolo di amministratore unico svolto per la medesima società in cui ricopriva il ruolo di Direttore amministrativo. La persona si era rivolta all'autorità giudiziaria per ottenere il pagamento di quanto dovutogli. Il Tribunale respingeva la richiesta del ricorrente. Il ricorrente impugnava la [...]

Giudizio di inidoneità del medico aziendale: conseguenze

Nei casi in cui il medico aziendale stabilisca che il dipendente sia momentaneamente inidoneo a svolgere le mansioni il datore di lavoro può procedere alla sua sospensione anche senza erogazione dello stipendio fintantoché l’inabilità permane. Analizziamo le conseguenze nel caso in cui il medico dell’azienda emetta per un certificato un giudizio di inidoneità (temporanea o definitiva) alle mansioni. Inidoneità definitiva del dipendente alle mansioni Il lavoratore dichiarato dal medico aziendale non più idoneo allo svolgimento delle proprie mansioni  è causa di licenziamento solo se il dipendente non può essere adibito ad altre mansioni, anche di grado inferiore. Gli art. 1, comma 7, e l'art. 4, comma 4, della legge 68/1999 oltre all'art. 3, commoa 2, 3 e 4 del Dpr n. 333/2000 normano il caso di invalidità sopraggiunta in corso di lavoro e stabilisce che, se [...]

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